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Tra l’inverno 2017 e la primavera 2018 ho partecipato volontariamente alla traduzione in italiano del libro Mondi oltre i Poli, di Amedeo Giannini. Durante questo periodo ho avuto modo di scambiare alcune email con membri del progetto protetti da alias, trovando sempre lo scambio di battute molto educato e cortese. Mi vennero assegnati due capitoli conclusivi del libro e a fine servizio mi venne chiesta la mia opinione sull’argomento terra piatta. Decisi di leggere integralmente Mondi oltre i Poli prima di rispondere ed ebbi presto l’impressione che forse non tutti avevano fatto lo stesso, nonostante l’entusiasmo legato al tema. Questo è ciò che scrissi:

[…] Per quanto riguarda le mie deduzioni personali, mi risulta evidente che il nostro modo umano di interpretare la realtà non è affatto completo e il nostro tentativo di descriverla con il linguaggio è rudimentale, grezzo e perciò quanto mai impreciso. Vivere la dimensione terrestre è un’esperienza ripetibile, multiforme, evolutiva e non definibile unilateralmente. Se solo riflettiamo sul fondamentale principio della fisica dei quanti per cui è l’osservatore a plasmare l’ambiente circostante, ecco cadere a vuoto ogni tentativo di definizione del mondo e della necessità stessa di definirlo. Detto ciò, provo sfiducia verso chi tenta di forzare gli altri a seguire un dogma e provo altrettanto distacco verso chi cerca un’unica verità a cui aggrapparsi perché preda della paura. Io voglio fluire in un mondo che è mio perché io sono il mondo e prendo la forma che di volta in volta desidero e di cui ho bisogno per evolvere. 

Il punto di vista del libro “Mondi oltre i Poli” è interessante e mi ha arricchita ma non credo sia da intendersi letteralmente, non che la terra non sia piatta o tonda o quadrata ma poiché, e la premessa lo esplicita, si tratta del racconto di un’illuminazione, veritiera quanto relativa. Credo che l’obiettivo del testo non sia quello di definire la forma del pianeta bensì di assumere il fatto che i fondamenti della realtà sono discutibili. Dobbiamo imparare a vivere senza àncore, pronti e felici del continuo e fluido divenire, consci della proprietà duttile del nostro intorno.

Sarebbe sciocco, almeno credo, affermare che il mio mondo è rotondo oppure, con altrettanta veemenza, che cammino su un piano. Preferisco accettare che esso è coerentemente e contemporaneamente tutte le versioni di sé, sperimentabili attraverso la diversa posizione e stato dell’osservatore. 

Un caro saluto,

Emily

Di Emily Rampoldi per © themm.it