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Bicchieri

Bicchieri

 bicchieri

di Rosita Buriola

Durante la quarantena ho avuto tempo per riflettere su alcuni avvenimenti successi nel passato così
in un bel giorno di Maggio ho elaborato e scritto questa riflessione:
“Una vita fatta di cose semplici rende felici”.
Questa frase l’ho sentita dire molte volte ma l’ho sempre etichettata come “frase fatta”, o meglio
questo è quello che ho sempre pensato, non gli ho mai dato molta importanza ma forse merita un
analisi più dettagliata. Dopo averla riletta più volte credo che invece nasconda una grande verità che
ho sempre sottovalutato. Escludo l’ipotesi che il successo professionale non soddisfi, in realtà credo
che la pienezza emotiva dipenda da fattori soggettivi, da ciò che realmente ci “riempie”
emotivamente. Questo pensiero mi ha portato a una domanda: “Ho davvero bisogno di arrivare al
successo professionale per essere felice?e una volta arrivata sarò veramente realizzata?
La risposta a tutte queste domante me l’ha suggerita il tempo. Ciò che mi ha sempre resa felice in
questi anni sono state: azioni, sensazioni, persone, una cena con gli amici, un pranzo con la
famiglia. Quindi si, una vita semplice fatta di semplici emozioni, a me, riempie benissimo.
La vita comunque credo debba essere ricca di obbiettivi stimolanti che siano in linea con il nostro
modo di essere e con ciò che desideriamo faccia parte della nostra storia. Nessuno dovrebbe pensare
che la propria vita è un fallimento solo perché non si ha raggiunto obbiettivi che la gente
comunemente si impone, ognuno di noi è diverso e ognuno di noi ha esigenze e soprattutto
emozioni distinte che riempiono contenitori di differenti forme e dimensioni, perché in fin dei conti
la vita è come un bicchiere che va riempito di ciò che desideriamo, questo dovrebbe essere il nostro
obbiettivo: capire ciò che realmente ci rende sereni e riempire il nostro bicchiere con queste
emozioni. La mia vita è sicuramente un bicchiere da shot pieno fino all’orlo di succo di mirtilli. Mi
piace il gusto dolce e allo stesso tempo amaro dei mirtilli, e poi dopo averlo bevuto hai tutta la
lingua viola e questo da solo punti a favore. Al mondo ci sono bicchieri di svariate dimensioni e
colori ma se sono colmi si riesce a fare un bel brindisi alla vita, tutto dipende se si ha voglia di una
pinta di birra o di un chupito. Nel mio shottino c’è solo succo di mirtilli ma almeno è pieno di ciò
che voglio, non vedo l’ora di bermelo tutto d’un fiato! Forse con il passare del tempo mi renderà
felice qualcos’ altro e di conseguenza cambierò contenitore ma per adesso sono fiera del mio stipato
shottino ai mirtilli.

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Ho parlato con me stessa

Ho parlato con me stessa

Avete mai pensato che forse siete voi stesse il vostro miglior consigliere? Provo ad essere più chiara. Spesso mi capita di arrovellarmi il cervello su questioni più o meno importanti, ed è proprio in quei momenti di confusione e disperazione che sento la necessità di confrontarmi con un amico o un’amica fidata. Certo, sfogarsi con un amico è terapeutico, ma quando le questioni sono molto personali come si fa? Un amico non potrà mai immedesimarsi in te al 100%, sentire davvero cosa stai vivendo e quindi, probabilmente, il consiglio che ti può dare, anche se dettato dal cuore, non è quello giusto. Oggi ho provato a fare un esercizio: ho pensato ad una situazione spiacevole che mi causa mille pensieri e mi sono sforzata di immaginare che questa situazione la stesse vivendo un’ altra persona, non per forza esistente, ma comunque importante. Ho descritto i fatti in maniera meccanica e distaccata nella mia mente ed ho provato a formulare un consiglio finale,un piano d’azione. Il risultato? È stato difficile ma devo ammettere che nel mio caso ha funzionato, parlare con sé stessi può essere molto produttivo, dovremmo farlo più spesso.

Di Rosita Buriola per The Millennials Mirror

Autoritratto

Autoritratto

Un pomeriggio di qualche mese fa, prima della quarantena, stavo camminando per i lunghi corridoi di Palazzo Pitti a Firenze osservando in silenzio i ritratti appesi alle pareti. Mi hanno da sempre rapita e affascinata. Dame altezzose e cavalieri in ghingheri mi osservavano dall’alto e io ricambiavo lo sguardo osservando ogni singolo particolare del loro abbigliamento e dei loro lineamenti. Chissà a cosa pensavano mentre venivano ritratti, chissà che abitudini avevano, com’era la loro vita… Sono tutte domande senza risposta che lasciano un alone di mistero intorno a quei volti impassibili di fronte alle mie perplessità. Penso che proprio questo mistero sia il bello della ritrattistica. Alla fine cosa c’è di più enigmatico e romantico di un viso, di un espressione, di una posa? Un viso impresso sulla tela protegge la storia di un individuo dallo scorrere del tempo.

Tutta questa premessa era per dirvi che ieri stavo sistemando un armadio ed ho ritrovato delle tempere ad olio e una vecchia tela bianca, così, senza pensarci troppo, mi sono messa a dipingere.
Inutile dire che ho realizzato un piccolo sogno nel cassetto e ammetto che un po’ di sano egocentrismo ha condito il tutto. Certo, essere ritratta da Gauguin sarebbe stato decisamente più figo ma mi sono dovuta affidare alla mia mano e ai miei pennelli ed ecco che anche io posso vedermi così, incorniciata.

Rosita olio su tela, 2020

Di Rosita Buriola per themm.it

Le dimensioni del se(n)no

Le dimensioni del se(n)no

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un articolo che parlava di dimensioni, in particolare le dimensioni del seno di una donna. Al termine dell’articolo veniva tracciato l’identikit dell’ uomo a cui piace un seno piccolo e dell’uomo a cui piace invece un seno prosperoso. 

Secondo gli studiosi il seno piccolo piace agli uomini single di successo e solitamente con una paga elevata ma a cui non interessa diventare genitore. Quest’uomo teme la competizione, perché un seno grande attira gli sguardi mentre uno piccolo è più discreto.

Il seno prosperoso trova maggiore approvazione tra gli uomini sposati che hanno un’istruzione e uno stipendio inferiori, maschilisti, competitivi e con nostalgia della madre.

L’articolo mi ha fatto riflettere sui risultati della ricerca. Il seno è sempre stato visto dalle donne come un’arma di seduzione, e forse è per questo che molte ambiscono ad avere un seno sodo e importante, ma credo che oggi questa mentalità maxi è meglio stia fortunatamente cambiando, questa almeno è la mia sensazione. Il seno, negli anni, è diventato anche uno strumento di comunicazione. Il gruppo di attiviste ucraine Femen lo utilizza per attirare l’attenzione su tematiche diverse, e con discreto successo.

Personalmente, non ho mai dato troppa importanza alle dimensioni del mio seno, infatti, nel mio guardaroba ci sono principalmente indumenti accollati, non l’ho mai identificato come strumento seduttivo, perciò metterlo in mostra non è mai stata una priorità, a volte mi dimentico proprio della sua presenza.

Piccolo o grande che sia, secondo me, poco importa. Non veniamo amate per i nostri seni e non potremo sempre confidare sul nostro aspetto estetico. Credo che siano piuttosto il carisma, l’autenticità, l’intelligenza che donano bellezza e sensualità ad una donna, non la taglia del suo reggiseno.

Di Rosita Buriola per The Millennials Mirror