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Sii i miei occhi – OLTREILIMITI

Sii i miei occhi – OLTREILIMITI

<<Ma quindi cosa vedi? Vedi tutto nero? Tutto bianco? Ricordi i colori? Come fai a muoverti in città? Come fai a scegliere una maglietta per il colore? E a leggere come fai?>>

Potremmo andare avanti per ore con le domande che vengono poste a Norbert, ragazzo ipovedente di Bergamo e atleta paralimpico.
Queste sono domande dettate dalla spontanea curiosità di una persona “normodotata” nei confronti di questa disabilità sensoriale, forse quella con l’impatto più elevato visto che usiamo la vista praticamente ogni secondo della nostra vita senza quasi accorgercene!

Insieme ad altri 4 amici (normodotati) andiamo nelle scuole per far conoscere ai ragazzi (e agli adulti) cosa vuol dire convivere con una disabilità in particolar modo cosa comporta essere disabile visivo e di come la disabilità possa essere vista con un fattore “abilitante” sotto certi aspetti piuttosto che sempre e solo come condizione invalidante, ma anzi un modo per mettersi alla prova e capire che si può andare avanti, proprio come ha deciso di chiamarsi questo gruppo di amici: “Oltre i limiti”. Attualmente siamo stati in tre scuole (due primarie e una secondaria di primo grado) e quello che abbiamo notato fin da subito è la curiosità dei ragazzi che li spinge a conoscere questo modo che gli appare buio e nero sotto le mascherine poste sugli occhi per sperimentare una condizione di minorazione visiva.

Inizialmente vi è sempre un momento di paura e di ansia che poi si converte in una sorta di mondo parallelo e stranamente intrecciato con la realtà quotidiana dove si percepisce il proprio corpo, l’ambiente esterno e le altre persone in modo completamente diverso: non più guardando, ma ascoltando, annusando, toccando, immaginando. Le attività più apprezzate dai ragazzi sono sicuramente le esperienze pratiche dove imparano a usare il bastone per spostarsi in uno spazio e il cerchio dei sensi, un momento in cui i bambini seduti in cerchio ascoltano rumori dell’ambiente (le onde, i grilli, le auto di una strada), annusando gli odori (la resina dei pini, i limoni, le arance) e toccando vari oggetti (pigne, ramoscelli, sabbia). Nell’ultima scuola abbiamo avuto la possibilità di parlare per più tempo degli ausili usati dai disabili visivi ed è stato incredibilmente piacevole vedere come non solo gli studenti ma anche come i docenti erano coinvolti, entusiasti e curiosi di vedere quali e quante tipologie di diversi ausili esistono e di cosa la tecnologia oggi può fare per rendere la vita meno difficile!

 

Da lunedì 15 giugno è iniziata una campagna fondi per raccogliere dei fondi volti alla crescita di questo progetto. Cercare nuove modalità per entrare in contatto coi ragazzi e per ampliare le attività da svolgere in questo periodo storico è fondamentale. Un ringraziamento speciale va a @YouAbleOnlus e a @Eppela. Ora mancate Voi; sostienici per quanto ti è possibile.
Sfiziose ricompense ai donatori. (Vedi link) (https://www.eppela.com/it/siiimieiocchi)
“Sii i miei occhi” perché, ognuno di noi può essere l’aiuto di chiunque.
Piccoli gesti, grandi obbiettivi!

Per informazioni, per vedere cosa facciamo, ci trovate su Instagram e
Facebook cliccando qui sotto.
GRAZIE

 

Matteo Moro – Federica Putti – Paolo Vitali – Massimiliano Gandossi – Stefania Delcarro

Lettera conciliante ad un terrapiattista

Lettera conciliante ad un terrapiattista

Tra l’inverno 2017 e la primavera 2018 ho partecipato volontariamente alla traduzione in italiano del libro Mondi oltre i Poli, di Amedeo Giannini. Durante questo periodo ho avuto modo di scambiare alcune email con membri del progetto protetti da alias, trovando sempre lo scambio di battute molto educato e cortese. Mi vennero assegnati due capitoli conclusivi del libro e a fine servizio mi venne chiesta la mia opinione sull’argomento terra piatta. Decisi di leggere integralmente Mondi oltre i Poli prima di rispondere ed ebbi presto l’impressione che forse non tutti avevano fatto lo stesso, nonostante l’entusiasmo legato al tema. Questo è ciò che scrissi:

[…] Per quanto riguarda le mie deduzioni personali, mi risulta evidente che il nostro modo umano di interpretare la realtà non è affatto completo e il nostro tentativo di descriverla con il linguaggio è rudimentale, grezzo e perciò quanto mai impreciso. Vivere la dimensione terrestre è un’esperienza ripetibile, multiforme, evolutiva e non definibile unilateralmente. Se solo riflettiamo sul fondamentale principio della fisica dei quanti per cui è l’osservatore a plasmare l’ambiente circostante, ecco cadere a vuoto ogni tentativo di definizione del mondo e della necessità stessa di definirlo. Detto ciò, provo sfiducia verso chi tenta di forzare gli altri a seguire un dogma e provo altrettanto distacco verso chi cerca un’unica verità a cui aggrapparsi perché preda della paura. Io voglio fluire in un mondo che è mio perché io sono il mondo e prendo la forma che di volta in volta desidero e di cui ho bisogno per evolvere. 

Il punto di vista del libro “Mondi oltre i Poli” è interessante e mi ha arricchita ma non credo sia da intendersi letteralmente, non che la terra non sia piatta o tonda o quadrata ma poiché, e la premessa lo esplicita, si tratta del racconto di un’illuminazione, veritiera quanto relativa. Credo che l’obiettivo del testo non sia quello di definire la forma del pianeta bensì di assumere il fatto che i fondamenti della realtà sono discutibili. Dobbiamo imparare a vivere senza àncore, pronti e felici del continuo e fluido divenire, consci della proprietà duttile del nostro intorno.

Sarebbe sciocco, almeno credo, affermare che il mio mondo è rotondo oppure, con altrettanta veemenza, che cammino su un piano. Preferisco accettare che esso è coerentemente e contemporaneamente tutte le versioni di sé, sperimentabili attraverso la diversa posizione e stato dell’osservatore. 

Un caro saluto,

Emily

Di Emily Rampoldi per © themm.it