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Un pomeriggio di qualche mese fa, prima della quarantena, stavo camminando per i lunghi corridoi di Palazzo Pitti a Firenze osservando in silenzio i ritratti appesi alle pareti. Mi hanno da sempre rapita e affascinata. Dame altezzose e cavalieri in ghingheri mi osservavano dall’alto e io ricambiavo lo sguardo osservando ogni singolo particolare del loro abbigliamento e dei loro lineamenti. Chissà a cosa pensavano mentre venivano ritratti, chissà che abitudini avevano, com’era la loro vita… Sono tutte domande senza risposta che lasciano un alone di mistero intorno a quei volti impassibili di fronte alle mie perplessità. Penso che proprio questo mistero sia il bello della ritrattistica. Alla fine cosa c’è di più enigmatico e romantico di un viso, di un espressione, di una posa? Un viso impresso sulla tela protegge la storia di un individuo dallo scorrere del tempo.

Tutta questa premessa era per dirvi che ieri stavo sistemando un armadio ed ho ritrovato delle tempere ad olio e una vecchia tela bianca, così, senza pensarci troppo, mi sono messa a dipingere.
Inutile dire che ho realizzato un piccolo sogno nel cassetto e ammetto che un po’ di sano egocentrismo ha condito il tutto. Certo, essere ritratta da Gauguin sarebbe stato decisamente più figo ma mi sono dovuta affidare alla mia mano e ai miei pennelli ed ecco che anche io posso vedermi così, incorniciata.

Rosita olio su tela, 2020

Di Rosita Buriola per themm.it