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57 Giorni di Emily Rampoldi

57 Giorni di Emily Rampoldi

“Abbiamo pensato tutti le stesse cose. Chi prima, chi dopo, abbiamo provato gli stessi timori e le stesse speranze, esposto gli stessi dubbi e formulato le stesse ipotesi. Io le ho messe per iscritto, perché volevo evitare di dimenticarmene, volevo evitare di rielaborare a posteriori il ricordo della quarantena della primavera 2020.” – Emily Rampoldi

 Per inaugurare la nuova sezione di themm.it, Cool-tura, vi presento oggi una nuova uscita.

57 Giorni, il diario illustrato del confinamento obbligatorio è un libro nato nei mesi della quarantena che mette nero su bianco l’esperienza che ci ha ricordato più di tutte che siamo in fondo tutti uguali. Ci ha spaventati, ci ha fatto riflettere, ci ha dato tempo ed è diventata il nuovo spartiacque della nostra memoria.

Lo stile fresco e scorrevole, ma non leggero, della lettura è intervallato dalle illustrazioni disegnate a mano dalla stessa autrice e dalle sue fotografie scattate dentro il palazzo, dentro casa, dal tetto, alla scrivania e che fanno riconsiderare parole come confine e libertà.

La prefazione, a cura della Dott Ssa Giorgia Mauri, aiuta a contestualizzare. L’autrice infatti fa parte di quell’ampia categoria di italiani che risiedono lontano dalla madrepatria, a 4000 km di distanza per essere precisi, nell’arcipelago delle Isole Canarie, e che hanno vissuto un confinamento più breve, di 57 giorni appunto.

Originariamente, 57 Giorni è stato pubblicato su themm.it come “diario della quarantena” sottoforma di brevi post, incompleti, in modo non continuativo e sperimentale, ma come dichiara Emily Rampoldi: “I miei collaboratori ed io ritenemmo il materiale piuttosto valido e siccome avevo scritto a mano un vero e proprio diario da cui ricavavo i post, decidemmo che avrebbe avuto senso trasformare questo mio passatempo in un libro vero e proprio, date anche le mie precedenti esperienze nel settore letterario.”

Lo trovate da oggi su Amazon in formato digitale e cartaceo.

Con l’augurio che vi piaccia, ecco il link dove potete acquistarlo:


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Ho parlato con me stessa

Ho parlato con me stessa

Avete mai pensato che forse siete voi stesse il vostro miglior consigliere? Provo ad essere più chiara. Spesso mi capita di arrovellarmi il cervello su questioni più o meno importanti, ed è proprio in quei momenti di confusione e disperazione che sento la necessità di confrontarmi con un amico o un’amica fidata. Certo, sfogarsi con un amico è terapeutico, ma quando le questioni sono molto personali come si fa? Un amico non potrà mai immedesimarsi in te al 100%, sentire davvero cosa stai vivendo e quindi, probabilmente, il consiglio che ti può dare, anche se dettato dal cuore, non è quello giusto. Oggi ho provato a fare un esercizio: ho pensato ad una situazione spiacevole che mi causa mille pensieri e mi sono sforzata di immaginare che questa situazione la stesse vivendo un’ altra persona, non per forza esistente, ma comunque importante. Ho descritto i fatti in maniera meccanica e distaccata nella mia mente ed ho provato a formulare un consiglio finale,un piano d’azione. Il risultato? È stato difficile ma devo ammettere che nel mio caso ha funzionato, parlare con sé stessi può essere molto produttivo, dovremmo farlo più spesso.

Di Rosita Buriola per The Millennials Mirror

Autoritratto

Autoritratto

Un pomeriggio di qualche mese fa, prima della quarantena, stavo camminando per i lunghi corridoi di Palazzo Pitti a Firenze osservando in silenzio i ritratti appesi alle pareti. Mi hanno da sempre rapita e affascinata. Dame altezzose e cavalieri in ghingheri mi osservavano dall’alto e io ricambiavo lo sguardo osservando ogni singolo particolare del loro abbigliamento e dei loro lineamenti. Chissà a cosa pensavano mentre venivano ritratti, chissà che abitudini avevano, com’era la loro vita… Sono tutte domande senza risposta che lasciano un alone di mistero intorno a quei volti impassibili di fronte alle mie perplessità. Penso che proprio questo mistero sia il bello della ritrattistica. Alla fine cosa c’è di più enigmatico e romantico di un viso, di un espressione, di una posa? Un viso impresso sulla tela protegge la storia di un individuo dallo scorrere del tempo.

Tutta questa premessa era per dirvi che ieri stavo sistemando un armadio ed ho ritrovato delle tempere ad olio e una vecchia tela bianca, così, senza pensarci troppo, mi sono messa a dipingere.
Inutile dire che ho realizzato un piccolo sogno nel cassetto e ammetto che un po’ di sano egocentrismo ha condito il tutto. Certo, essere ritratta da Gauguin sarebbe stato decisamente più figo ma mi sono dovuta affidare alla mia mano e ai miei pennelli ed ecco che anche io posso vedermi così, incorniciata.

Rosita olio su tela, 2020

Di Rosita Buriola per themm.it

Le dimensioni del se(n)no

Le dimensioni del se(n)no

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un articolo che parlava di dimensioni, in particolare le dimensioni del seno di una donna. Al termine dell’articolo veniva tracciato l’identikit dell’ uomo a cui piace un seno piccolo e dell’uomo a cui piace invece un seno prosperoso. 

Secondo gli studiosi il seno piccolo piace agli uomini single di successo e solitamente con una paga elevata ma a cui non interessa diventare genitore. Quest’uomo teme la competizione, perché un seno grande attira gli sguardi mentre uno piccolo è più discreto.

Il seno prosperoso trova maggiore approvazione tra gli uomini sposati che hanno un’istruzione e uno stipendio inferiori, maschilisti, competitivi e con nostalgia della madre.

L’articolo mi ha fatto riflettere sui risultati della ricerca. Il seno è sempre stato visto dalle donne come un’arma di seduzione, e forse è per questo che molte ambiscono ad avere un seno sodo e importante, ma credo che oggi questa mentalità maxi è meglio stia fortunatamente cambiando, questa almeno è la mia sensazione. Il seno, negli anni, è diventato anche uno strumento di comunicazione. Il gruppo di attiviste ucraine Femen lo utilizza per attirare l’attenzione su tematiche diverse, e con discreto successo.

Personalmente, non ho mai dato troppa importanza alle dimensioni del mio seno, infatti, nel mio guardaroba ci sono principalmente indumenti accollati, non l’ho mai identificato come strumento seduttivo, perciò metterlo in mostra non è mai stata una priorità, a volte mi dimentico proprio della sua presenza.

Piccolo o grande che sia, secondo me, poco importa. Non veniamo amate per i nostri seni e non potremo sempre confidare sul nostro aspetto estetico. Credo che siano piuttosto il carisma, l’autenticità, l’intelligenza che donano bellezza e sensualità ad una donna, non la taglia del suo reggiseno.

Di Rosita Buriola per The Millennials Mirror

Lettera conciliante ad un terrapiattista

Lettera conciliante ad un terrapiattista

Tra l’inverno 2017 e la primavera 2018 ho partecipato volontariamente alla traduzione in italiano del libro Mondi oltre i Poli, di Amedeo Giannini. Durante questo periodo ho avuto modo di scambiare alcune email con membri del progetto protetti da alias, trovando sempre lo scambio di battute molto educato e cortese. Mi vennero assegnati due capitoli conclusivi del libro e a fine servizio mi venne chiesta la mia opinione sull’argomento terra piatta. Decisi di leggere integralmente Mondi oltre i Poli prima di rispondere ed ebbi presto l’impressione che forse non tutti avevano fatto lo stesso, nonostante l’entusiasmo legato al tema. Questo è ciò che scrissi:

[…] Per quanto riguarda le mie deduzioni personali, mi risulta evidente che il nostro modo umano di interpretare la realtà non è affatto completo e il nostro tentativo di descriverla con il linguaggio è rudimentale, grezzo e perciò quanto mai impreciso. Vivere la dimensione terrestre è un’esperienza ripetibile, multiforme, evolutiva e non definibile unilateralmente. Se solo riflettiamo sul fondamentale principio della fisica dei quanti per cui è l’osservatore a plasmare l’ambiente circostante, ecco cadere a vuoto ogni tentativo di definizione del mondo e della necessità stessa di definirlo. Detto ciò, provo sfiducia verso chi tenta di forzare gli altri a seguire un dogma e provo altrettanto distacco verso chi cerca un’unica verità a cui aggrapparsi perché preda della paura. Io voglio fluire in un mondo che è mio perché io sono il mondo e prendo la forma che di volta in volta desidero e di cui ho bisogno per evolvere. 

Il punto di vista del libro “Mondi oltre i Poli” è interessante e mi ha arricchita ma non credo sia da intendersi letteralmente, non che la terra non sia piatta o tonda o quadrata ma poiché, e la premessa lo esplicita, si tratta del racconto di un’illuminazione, veritiera quanto relativa. Credo che l’obiettivo del testo non sia quello di definire la forma del pianeta bensì di assumere il fatto che i fondamenti della realtà sono discutibili. Dobbiamo imparare a vivere senza àncore, pronti e felici del continuo e fluido divenire, consci della proprietà duttile del nostro intorno.

Sarebbe sciocco, almeno credo, affermare che il mio mondo è rotondo oppure, con altrettanta veemenza, che cammino su un piano. Preferisco accettare che esso è coerentemente e contemporaneamente tutte le versioni di sé, sperimentabili attraverso la diversa posizione e stato dell’osservatore. 

Un caro saluto,

Emily

Di Emily Rampoldi per © themm.it